La crisi sanitaria ha evidenziato quanto la dimensione territoriale sia stata espulsa da tempo dalle policies del nostro Paese, per essere ridotta a mero spazio diagrammatico e astratto. Una afisicità delle cose che attraversa anche le filosofie dello smart o delle best practices replicabili, nell’idea che sia sufficiente attenersi a una procedura per risolvere le complessità della contemporaneità. Niente quanto l’emergenza sanitaria lombarda mostra l’urgenza di una reimmissione del territorio materico e concreto – fatto di abitanti e insediamenti specifici – dentro l’orizzonte delle politiche. L’astrazione dallo spazio fisico ha permesso quelle azioni di concentrazione (dell’eccellenza), separazione (dal territorio) e specializzazione (funzionale) che negli ultimi decenni sono state la cifra delle trasformazioni del Paese, che si trattasse delle cliniche lombarde o altro. Non è forse un caso che la crisi abbia colpito più duro proprio in quei territori intermedi – come la bergamasca – che sono stati i principali oggetti delle politiche settoriali.
CONTINUA A LEGGERE